Chi si mangia il maialino
Lady Be, Dollar, 2013. Cortesia dell'artista

Il salvadanaio a forma di maialino deriva da credenze antichissime e lontanissime: chi dice che provenga da una usanza cinese del XV secolo, dove il maiale è simbolo di abbondanza e di prosperità, chi invece sostiene che in occidente tra il XVII e il XIX secolo i salvadanai prendessero questa forma, perché al pari dell’animale, era qualcosa da sacrificare alla bisogna.

Fatto sta che il popolo italiano si è sempre contraddistinto per una sorta di sacro rispetto nei confronti del maiale, testimoniato sia dai nostri eccellenti salumi e sia dalla nostra innata propensione al risparmio.

Nel 2022 dovremo tuttavia abituarci all’idea di perdere mediamente circa 900 euro a testa, senza aver deliberatamente aperto o praticato dolorose rotture del nostro “prezioso maialino”.

Fermi tutti. Per una volta non c’entrano tasse, imposte o costi strani applicati dalle banche: il colpevole di questo “taglieggio” si chiama inflazione, che se continuerà a crescere ad un ritmo di circa il 3,5%, (coraggio, negli USA è già al 7%) impatterà sul nostro costo della vita, ma soprattutto su quella enorme massa di 1.814 miliardi di euro ferma sui conti correnti degli italiani.

Ma l’impatto sarà uguale per tutti? In termini nominali sì, ma in termini reali no.

In parole più semplici: la crisi economica scatenata dalla pandemia ha inevitabilmente dilatato le differenze esistenti tra le classi sociali, ma anche creato nette distinzioni nel popolo dei risparmiatori.

Da una parte tutti coloro che compongono il popolo delle partite IVA (imprenditori, liberi professionisti, artigiani e precari) che hanno generalmente visto ridursi il proprio giro d’affari in maniera più marcata, rispetto alla riduzione dei consumi da lock down. Dall’altra parte i rappresentanti del posto fisso, che hanno beneficiato, al contrario, di una extra liquidità, dovuta ai minori consumi e alla stabilità delle entrate.

E così nei conti correnti italiani (o nel maialino per rimanere nella metafora) per tutto il 2020 e 2021 è aumentato il cosiddetto “risparmio involontario”, (studio Einaudi-Intesa San Paolo) derivante dai minori consumi da lock down e che ha determinato un aumento di 110 miliardi di euro sui conti correnti nel 2020.

Peccato che la maggioranza degli italiani sembrerebbe propensa ad attendere tempi migliori per immettere questo risparmio extra nel circuito economico.

E a differenza di quanto accada nella vita reale, “il maialino-salvadanaio” non ingrassa stando fermo, ma al contrario si assottiglia sempre di più (inflazione). Speriamo di accorgerci in tempo quale sia il momento più adatto per aprire il maialino ed investire parte della liquidità in attività più redditizie, almeno eviteremo il rischio di rimanere colpevolmente “a bocca asciutta”…

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