Il folle costo della guerra
Lady Be, No fear serie Inverted Faces, 2020. Cortesia dell'autore

Sulle varie piattaforme social girano in questi giorni numerosi “meme” sulla presunta capacità da parte della Russia di rimanere immune dalle dure sanzioni finanziarie ed economiche inflitte e ammetto che il tema (almeno nel mio caso) è stato anche oggetto di differenti vedute con amici di vecchia data. Per carità, è il bello della democrazia (almeno qui non è ancora reato avere idee diverse). In estrema sintesi: qualcuno sostiene che chi verrebbe più danneggiato dalle sanzioni inflitte sarebbe proprio il fronte occidentale e il prezzo impazzito di gas, benzina, pane e pasta ne sarebbe una conferma. La Russia sarebbe esente dal caro-vita in quanto grande possessore di materie prime. Ho già dedicato gli ultimi due N&M sull’argomento, cercando di confutare questa tesi, che trovo ancora molto semplicistica. In più, proverò oggi a fare un sommario bilancio anche dei benefici e costi connessi alla mera guerra –con le inevitabili approssimazioni della sintesiper dimostrare la insensatezza di questa strategia e sottintendendo che in un conflitto – da un punto di vista economico – ci perdono tutti, almeno nel breve periodo. Tuttavia, i benefici attesi per chi invade un altro Paese sono ovvii: c’è la gloria verso il proprio popolo, ci sono le materie prime del paese conquistato (gas&oil in questo caso) e le materie finite (aziende e infrastrutture già esistenti). Da ultimo c’è il presidio di un territorio che potrebbe determinare nuovi traffici e rotte commerciali. Ma a quali costi? I costi vivi di una guerra sono i più disparati. Ci sono in primis le vittime, poi quelli della distruzione del Paese invaso e quelli del materiale bellico utilizzato, poi gli interessi sul debito di guerra e infine il rischio di perdita reputazionale. Provo, con la brutalità dei numeri, a tradurre il tutto. Le vittime e i feriti sono un costo sociale, in termini di rimborsi per le famiglie dei primi e pensioni sociali per i feriti e/o veterani. Non solo. C’è anche da considerare la perdita di mancata contribuzione al PIL nazionale della vittima: questa andrebbe moltiplicata per i teorici anni di vita che avrebbe ancora vissuto in caso di pace. Sui costi di transazione ho già ampiamente scritto nei due numeri precedenti, mentre i costi di ricostruzione e dello sforzo bellico sono collegati ai danni arrecati, alle truppe e alle attrezzature impiegate e al tempo necessario per conseguire la vittoria: più lunga è la guerra e più salgono i costi. Alcune stime parlano già di un costo approssimativo di circa 20 miliardi di euro solo per il materiale bellico utilizzato e/o distrutto (e la strenua difesa Ucraina – supportata dalle armi occidentali- farà ancora crescere il conto). I costi sarebbero esorbitanti poiché il materiale è sempre più sofisticato, come pure la manutenzione associata. E poi c’è il costo della logistica, inquantificabile, ma gli errori della armata Russa negli spostamenti lo testimoniano. Ci sono infine i costi di reputazione, anche essi “uncountable”. L’abbandono da parte di molti marchi internazionali (con gli effetti sull’indotto) e la contestuale chiusura dei punti vendita è legato a questo aspetto, come pure, c’è il forte rischio di una chiusura anche nel futuro da parte dell’occidente, (che ad oggi rimane il top spender mondiale) verso il mondo russo e la sua economia. Ma ne parlerò meglio la prossima settimana.  Anche il sistema imprenditoriale che l’invasore si troverebbe a gestire perde valore: per funzionare una economia ha bisogno di rapporti di fiducia e certezza nei diritti di proprietà e forme di interscambio vantaggiosi per ambo le parti. Insomma, a mio vedere, questa guerra è folle nella sua dinamica, ma lo è ancora di più nella sua genesi. E i costi associati saranno asfissianti sia per l’economia del vinto che del vincitore (a meno che, non si permetta ai capitali esteri di fluire nella futura ricostruzione, cedendo però i settori strategici). Un capo di governo minimamente lucido avrebbe dovuto intuire il vicolo cieco della storia in cui si stava per confinare. Chissà che questa analisi possa in parte aiutare ancora gli incerti a capire la follia di questo conflitto e quella dell’uomo che l’ha voluta.

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