Casa dolce ufficio
Franco Angeli, Balocchi. Courtesy: Lattuada Gallery, Milano.

Tutti a casa! Anzi no, tutti in ufficio! Interpretare i desiderata delle aziende sta diventando sempre più un mestiere logorante per i lavoratori di oggi. Si è scritto la scorsa settimana che anche oltreoceano la situazione è controversa: da una parte la posizione netta e tranchant di Elon Musk, padre di Tesla: “ Se non vi presenterete in ufficio, dedurremo che vi siete licenziati”, dall’altra parte invece la posizione più rassicurante e conciliante di Mark Zuckerberg, padre di Meta (un tempo Facebook) ”Un buon lavoro può essere svolto ovunque perché la presenza di video in remoto e la realtà virtuale continuano a migliorare”. E mentre lo scontro tra i due pesi massimi del nuovo sogno americano si infiamma, tutte le altre big a stelle&strisce (Google, Microsoft e Apple) cercano soluzioni più equilibrate per il proprio personale e garantire la flessibilità, nel rispetto della produttività. E in Italia? Il nostro Paese ha un sistema produttivo e un diritto giuslavoristico piuttosto diverso da quello americano, ma anche qui non mancano difficoltà nel definire la nuova normalità. Partiamo però da una constatazione: il mercato italiano non è flessibile e dinamico come quello americano. Il Ministero del Lavoro ha stimato che solo 4 milioni e mezzo (su 20 milioni complessivi) riusciranno a mantenere il lavoro agile nei prossimi mesi. Eppure in due anni di pandemia, in Italia, circa 200 lavori sono stati normati prevedendo l’impiego da casa.  Ma dal primo di settembre si tornerà alla nuova normalità, ovvero, gli accordi di smart working verranno stipulati dalle aziende su base individuale. Mancano tre mesi e la situazione appare piuttosto confusa: aziende e sindacati cercano di trovare qualche base di accordo, mentre si sente sempre più forte lo sfregolio di mani di avvocati giuslavoristi pronti ad intervenire per difendere i loro assistiti, (sia lato aziende, sia lato lavoratori), dopo aver osservato per mesi e mesi il mercato del lavoro in panchina, causa blocco dei licenziamenti. Ma il mercato del lavoro che vedremo nel frattempo è profondamente cambiato e sconta il suo atavico limite della flessibilità: reperire manodopera sembra essere sempre più arduo, non solo nei settori manifatturieri trasformati dalla tecnologia, ma anche quelli stagionali, (penso ad esempio al turismo), dove sembrano non bastare, per accrescere l’appeal del settore, le agevolazioni previste di recente dal Governo. Di sicuro, ci sarà da tirarsi su le maniche e sporcarsi per bene le mani se vorremo uscire da questa situazione. In fondo, un bagno dove poi lavarcele, che sia in casa o in ufficio, si troverà sempre…

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