Francesco del Deo-La “231” e la privacy: impariamo a proteggerci per risparmiare
Avvocato cassazionista

Spesso quando un imprenditore mi chiede informazioni sugli adeguamenti privacy o sui modelli 231 la prima domanda che mi pone è: quanto posso risparmiare o quanto posso guadagnare se mi adeguo a queste normative?

Questo modo di ragionare di fronte a tali tematiche è errato quanto pensare che la nostra salute non sia importante per i nostri affari. Nessuno infatti si sognerebbe di girare in pieno inverno a torso nudo (a meno che non sia un vichingo uscito da qualche serie tv) perché sa che potrebbe ammalarsi e che, oltre la salute, anche il lavoro ne risentirebbe…ebbene lo stesso deve dirsi per i modelli di protezione dell’azienda, che deve essere “protetta” anche se non vediamo un guadagno o un risparmio immediato.

“Fare impresa” comporta necessariamente l’assunzione, in capo all’imprenditore, di molteplici rischi, di diversa natura: esiste il cosiddetto rischio d’impresa, correlato alle scelte imprenditoriali nella gestione dell’azienda, ed esistono dei rischi che potrebbero essere definiti “collaterali”, derivanti da un coacervo di disposizioni legislative sempre più complesse ed articolate, a cui occorre adeguarsi e dalle quali, in caso di violazione, derivano spesso sanzioni ingenti.

Le predette sanzioni, talvolta, sono anche ulteriori rispetto al versamento pecuniario – è il caso della disciplina della responsabilità amministrativa da reato degli Enti, disciplinata dal D.Lgs. 231/2001, che prevede anche sanzioni interdittive, confisca e pubblicazione della sentenza – e talvolta di valore economico notevolissimo – è il caso della disciplina della protezione dei dati personali a seguito dell’emanazione del G.D.P.R. europeo – in grado di incidere fortemente sul bilancio di un’azienda.

I due esempi menzionati rappresentano ambiti di compliance aziendale di grande interesse ed attualità, sempre in divenire e da aggiornare in relazione ai tempi, ad esempio il contagio da CoV – 2 viene ora considerato un infortunio sul lavoro se avvenuto “in occasione di lavoro” qualora non si siano rispettale le indicazioni dei protocolli sottoscritti da Governo e parti sociali e potrebbe in astratto comportare una responsabilità penale del datore di lavoro, nonché una responsabilità amministrativa. Quanto al profilo della privacy, è evidente che il ricorso sempre più ampio alla modalità di lavoro agile implichi alcune condizioni – tra cui l’utilizzo di dispositivi personali per l’attività professionale – sulle quali porre adeguata attenzione per evitare una illecita dispersione di dati.

Il lavoratore ha spesso sui propri dispositivi personali (cellulare o computer) una marea di dati personali di clienti o colleghi e non sempre tali dispositivi sono protetti come quelli aziendali (firewall, psw, antivirus aggiornati ecc..)

È fondamentale, dunque, che, tramite professionisti in grado di farlo, la azienda predisponga un efficiente modello che permetta all’impresa di porre in essere una tutela effettiva della propria attività.

Tali modelli sono da calibrare per singola impresa e sono molto apprezzati dagli investitori esteri che richiedono spesso la loro presenza ai propri partner italiani, così come stanno diventando sempre più parte integrante dei bandi di concorso per ottenere importanti appalti pubblici.

Proprio per questo è necessario un approfondito audit preventivo che prenda in considerazione ogni aspetto dell’attività di impresa e permetta di poter consigliare quali strumenti adottare per non incorrere in sanzioni e per tutelare la propria attività …. come diceva Baden Powell: “non esiste cattivo tempo, ma cattivo equipaggiamento”!

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