Andrea Danesini-Innovazione e servitizzazione: possibili sinergie per il progresso.
Manager settore IT&Robotics

Complessità. Questa parola è la chiave descrittiva dell’epoca che stiamo vivendo, più o meno consapevoli degli impatti sulle nostre vite di una serie innumerevole di cambiamenti in atto. Le competenze necessarie per gestire tale complessità sono raramente in possesso delle aziende che, in un mondo sempre più interconnesso, necessitano di mantenere il focus sul core-business e razionalizzare opex e investimenti per rimanere competitive sul mercato globale. Tale razionalizzazione si scontra con la necessità di procedere, necessariamente, ad investimenti anche nelle aree non core per cercare di rimanere al passo con l’evoluzione dei propri competitor. In tale contesto si evince come cercare e seguire il progresso in costante ricerca di innovazioni, che esse siano progressive o disruptive, sia una scommessa da un lato necessaria, ma dall’altra foriera di costi. Se nell’area core tale ricerca può essere necessaria, nelle aree non core spesso le aziende si ritrovano a fare i conti con budget troppo ristretti per generare impatti di valore e di conseguenza tendono a procrastinare a data da definire gli investimenti. In risposta ad alcuni di questi temi, nell’ultimo decennio si sono sviluppate le soluzioni cosiddette “aaS”, “as a service”. Software as a service, spazio di stoccaggio dati, automazione, intelligenza artificiale, robotica… tutto sempre più as a service. Lo stesso noleggio delle auto, o delle stampanti, o delle soluzioni hardware è sempre più “full service”, raggruppando nelle offerte servizi che di fatto eliminano l’effettiva gestione dei beni da parte del Cliente. Da un lato questo permette di ricevere soluzioni senza infrastruttura, senza investimenti iniziali, senza precise competenze per la loro gestione o manutenzione; dall’altro garantisce la non obsolescenza del servizio, che rimane sempre aggiornato, innovato e costantemente manutenuto. Di contro, tale servizio ha un costo ovviamente superiore (apparentemente) sul lungo periodo.  Il gioco vale quindi la candela? Tendenzialmente sì, soprattutto per le PMI. Ritorniamo quindi al tema della Complessità. Ciascuno di questi software, apparecchiature, mezzi, richiede dapprima un investimento e, successivamente, competenze profonde e specifiche per l’utilizzo, la gestione e la manutenzione. Inoltre, stante la velocità con cui evolvono le tecnologie, il ciclo di vita del prodotto tende sistematicamente ad abbreviarsi. Questi due fattori rendono l’investimento oneroso in termini di gestione e rischioso in termini di obsolescenza. Poter accedere a soluzioni di servizio, pagate con un canone pluriennale, in cui la gestione è affidata a terzi (che avendo più “impianti” hanno strutture di supporto e gestione più efficienti) permette al Cliente di non allocare risorse non saturate da formare e retribuire su ciascun specifico asset. Il Cliente che lo acquista come servizio ne conoscerà preventivamente il costo di gestione annuale, senza sorprese legate a manutenzioni o rotture, e potrà quindi concentrare la sua capacità di investimento nelle aree del core-business. Negli ultimi tempi si stanno infine presentando soluzioni “pay for result” nelle quali il servizio viene pagato dal cliente in base alla performance ottenuta dal sistema/impianto fornito col servizio. Queste iniziative permettono di prevedere l’impatto dell’attività connessa al servizio sul costo unitario dell’output. Nella mia personale visione del futuro a brevissimo termine, questo approccio di servitizzazione aaS sarà il traino ai meccanismi che regolano l’innovazione per la grande maggioranza delle aziende. Prodotti nuovi, a volte complessi, spesso incomprensibili ai più nelle loro intime strutture tecnologiche, ma palesemente capaci di migliorare flussi di materiali e di dati nelle aziende, verranno forniti come servizio ai Clienti, fornendo ad essi il risultato richiesto invece che l’impianto, che rimarrà in carico al fornitore. Questo modello di business, a mio avviso, sarà per molte PMI la porta d’accesso a molteplici innovazioni importanti già presenti sul mercato o in divenire.

 

Laurea in ingegneria elettronica a Pavia. Dal 2003 coordina i lavori di costruzione e quindi dirige le operations di uno stabilimento alimentare altamente automatizzato in Sardegna. Dopo 7 anni, si trasferisce in Brianza, dove lavora come dirigente per diversi gruppi nell’ambito dei servizi  logistici e appalti, sviluppando e applicando vari concetti di ingegneria dei servizi, secondo logiche TPS e just in time, con un occhio sempre legato all’innovazione dei processi e dei prodotti.
Nel 2015 sviluppa l’idea e partecipa alla fondazione di Moveo Servizi e del sottostante progetto Movelog. Da quel momento riceve tre premi ai Le Fonti Awards ed è finalista al premio sull’innovazione dell’ Automation&Testing di Torino. Nel 2022, Moveo è tra i Campioni della Crescita dell’ITQF.

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