Salire a bordo, caspita!
Achille Perilli, La Congiunzione, 2008, Courtesy: Matteo Bellenghi Contemporary Art

Mentre il Paese annaspa tra una pandemia sanitaria, una crisi economica e una frattura politica (per non farci mancare nulla), due moniti severi, (ma tempestivi) da parte delle società di rating Moody’s e Fitch sulla stabilità del Paese sono passati del tutto inosservati dai nostri governanti, “in altre faccende di poltrone affaccendati”.

Il problema è che la nostra fragilità politica, soprattutto ora, rischia di compromettere la generosa dotazione di risorse (alcune a fondo perduto) che l’Europa ci ha offerto.  Alle agenzie di rating poco importa chi salirà a bordo del nuovo esecutivo, ma solo che qualcuno “salga a bordo, caspita!”  (semi cit. e parafrasando un monito di “responsabilità”).

Moody’s soprattutto nella sua ultima nota ci ricorda che Il nuovo esecutivo dovrà gestire l’attuale fase della pandemia, e garantire un utilizzo tempestivo ed efficace dei fondi (Recovery Fund) dell’UE, fondamentali per migliorare il basso potenziale di crescita dell’Italia». E ancora rincara: «l’Italia riceverà più di 200 miliardi di euro, (il 12% del PIl atteso nel 2021), in sovvenzioni e prestiti dal piano Next Generation EU entro il 2026 e sarà il principale destinatario di detti fondi all’interno dell’UE. Questi fondi equivalgono a più di cinque anni di spesa pubblica e nelle intenzioni dovrebbero promuovere la crescita economica dell’Italia, se spesi in modo produttivo, […] e se il governo italiano saprà ridurre le tempistiche e le procedure di assegnazione degli appalti della pubblica amministrazione». Semplificando: se e solo se sapremo fare la riforma della pubblica amministrazione e le altre riforme che l’Europa e la maggior parte dei cittadini esausti chiedono da tempo, vedremo “cammello”.

E questo è un problema non da poco, visto che nella nota, l’agenzia di rating ci ricorda che nell’ultimo quinquennio, l’Italia ha sfruttato solo il 39% delle risorse a lei assegnate dall’Europa (di cui spesi solo il 30,7%). Forse, a conti fatti, qualche problema di credibilità è anche legittimo averlo.

Cosa rischiamo se decidessimo di andare dritti per la nostra rotta, incuranti dei moniti della “capitaneria di porto europea”? Potremmo trovare la via del mare aperto e navigare senza dover sentire di continuo le sirene fastidiose di chi vorrebbe accoglierci in un porto già affollato, è vero… Ma di certo, chi è uscito da questo porto recentemente non se la sta passando benissimo (Mr. Johnson, is it true?) e comunque dovremmo affrontare i marosi spaventosi di un declassamento del rating (siamo sempre a un passo dall’essere considerati Junk, spazzatura) con tutto quello che ne consegue in termini di tenuta dello spread e con un debito pubblico, mai così alto.

Possibile che ci siamo già dimenticati di quanto successo nel 2011? Ad oggi sembrerebbe di sì. O forse stiamo solo assistendo a questa pantomima perché è interesse politico che venga individuato, nel breve, un temporaneo traghettatore e non un comandante dell’imbarcazione. Ma così rischiamo di ricadere nello stesso errore di sempre. Peccato. Non si definiscono nuove rotte, preoccupandosi di volta in volta di evitare solo secche e scogli, ma individuando la meta e definendo l’equipaggiamento migliore, soprattutto per chi si fregia di esser popolo di navigatori…

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