Salvatore Ricco-“Treeconomics”: il valore (non solo ambientale) degli alberi
Salvatore Ricco, manager

I benefici ambientali degli alberi sono noti: riducono l’anidride carbonica, filtrano gli inquinanti, producono ossigeno, proteggono il suolo, riparano dai rumori, forniscono ombreggiamento. Nelle città, dove oggi vive oltre il 55% della popolazione mondiale con tassi in progressiva crescita, gli alberi offrono anche l’opportunità per rilassarci e svolgere attività a beneficio del fisico e della mente. Meno ovvi, ma altrettanto importanti, sono i benefici economici che gli alberi possono garantire agli ecosistemi, in particolare nelle nostre città. Qualcuno ha anche iniziato a calcolarli e a considerare i vantaggi della cosiddetta “treeconomics”. La storica Jill Jonnes, autrice del libro Urban Forest, sottolinea come la presenza di alberi sia in grado di ridurre le temperature cittadine tra i 2 e gli 8 gradi: ciò si tradurrebbe in una diminuzione fino al 30% dei costi di raffrescamento degli edifici e di un calo compreso tra il 20 e il 50% dei consumi energetici per il riscaldamento, con un contributo significativo alla lotta ai cambiamenti climatici e al crescente fenomeno della “povertà energetica”. Il dipartimento dei parchi di New York, qualche anno, fa ha stimato in circa 120 milioni di dollari il beneficio economico annuo derivante dagli alberi cittadini: tra questi, 28 milioni di dollari di risparmi energetici, 5 milioni di dollari di miglioramento della qualità dell’aria, 36 milioni di dollari di costi evitati per inondazioni. Il tutto a fronte di costi di manutenzione di “soli” 22 milioni di dollari.

Esistono anche delle formule per valutare il “prezzo” di un albero. La formula Cavat, pubblicata sulla rivista Arboricultural Journal, considera una serie di parametri, tra i quali il valore di base (aggiornato anno per anno), il tronco, l’aspettativa di vita e lo stato di salute, la densità abitativa della zona in cui si trova l’albero. Utilizzando questa formula, New Scientist ha calcolato che il valore degli alberi in tutti gli Stati Uniti sia pari a 16 miliardi di dollari. Si tratterebbe di appena 2,60 euro a pianta ma solo perché gran parte di queste si trova fuori dalle aree abitate, a differenza dei circa 60mila euro pro-capite dei poco più di 3.000 alberi di Hyde Park a Londra.

Alla fine del 2020 BP, una delle principali aziende energetiche globali, ha acquisito il controllo di Finite Carbon, un’azienda americana che aiuta i proprietari di foreste a gestirle in modo sostenibile per generare crediti di CO₂ da vendere sul mercato.

Sono tutti esempi che mostrano un cambio di percezione nei confronti delle iniziative di forestazione, riforestazione e protezione delle foreste, nelle aree urbane e periurbane ma non solo: ciò che prima era ritenuto un costo per una amministrazione pubblica, oggi è fonte di valore sociale ed economico.

Ciò è ancora più vero in una fase in cui imprese e cittadini considerano sempre più la messa a dimora di nuovi alberi come lo strumento ideale per contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici e a compensare le proprie emissioni di anidride carbonica.

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