Toglieteci tutto, ma non il costume
Giuliano-Sale-2021-olio-su-tela-Wrong balance. Courtesy: CRAG Gallery, Torino-Praga

Ricordo ancora quando anni fa si entrata in ristoranti chiassosi, avvolti (e travolti) da una nube di fumo: nella sala centrale, più o meno ordinatamente seduti (il budget del resto era quello che era..), una moltitudine di persone consumava amabilmente lauti pasti, mentre il compagno di tavolo, o peggio ancora il suo vicino, si concedeva una sigaretta digestiva.

Poi si fece una legge che bandiva dai locali pubblici il fumo.

Molti scommisero su una pronta e costante disapplicazione della norma, invece, 16 anni dopo, gli Italiani si son dimostrati non solo particolarmente virtuosi nell’osservanza della legge, ma hanno ridotto di circa 1 milione la popolazione dei fumatori ( con contestuale riduzione della spesa sanitaria associata, vero obiettivo della legge).

Ora lo stato insegue un altro sogno (qualcuno pensa tuttavia che sia una chimera): diventare un Paese totalmente cashless (senza contate) in 5 anni e a dire il vero, numerosi incentivi sono stati già promossi: cash back, lotteria degli scontrini e detrazioni fiscali su operazioni tracciabili, su tutti.

Quale è l’obiettivo?

Ovviamente contrastare l’evasione fiscale e abbattere quel “nero” che sfugge ancora al Fisco.

Il cashback e la lotteria degli scontrini sono ancora in fase sperimentale, ma i primi numeri sono interessanti: fino ad adesso 6,5 milioni di italiani si sono iscritti al cashback, di cui la metà è già attiva, sono state già effettuate mezzo miliardo di transazioni e i rimborsi effettuati sono stati pari a 223 milioni di euro (il governo aveva stanziato 227 milioni). Si sono già segnalati anche casi di “furbetti del cash back”, ma correttivi alla manovra sono già in atto.

Un recente studio di Intrum (società nel mercato dei servizi finanziari) dichiara che ancora 1 italiano su 2 (52% per l’esattezza) considera temerario, per non dire risibile il progetto cashless.

Però l’altra metà ci crede e bel il 22% del campione è ottimista che la trasformazione avvenga addirittura in due anni.

E se oggi per comprare un giornale o bere un caffè risulta quasi sinistra la richiesta di pagare con carta elettronica, nell’era degli smartphone e dei “wearable payments” ci abitueremo presto a completare i nostri acquisti, anche per importi ridotti, per via elettronica.

Un po’ come la pubblicità di qualche anno fa di un tizio che girava solo con un costume addosso e una portentosa carta di credito in mano che gli permetteva di soddisfare tutti i suoi impulsi d’acquisto. Mi auguro che per allora, se ci avremo guadagnato per facilità di pagamento, non ci perderemo in eleganza e buon costume. Appunto, per restare in tema…

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