Aprile 2020

Emanuele Dotto – Un vaccino per il mondo dello sport

Il mondo dello sport non è stato ucciso dalla pandemia del corona virus ma è stato  travolto, stravolto e tramortito. Rinviati di un anno i giochi olimpici, annullati i campionati europei di atletica, bloccato il tennis, stop a basket, volley e rugby, ferme le moto e in garage le vetture di Formula uno. Nel mondo dello sport, l’incertezza regna sovrana.

Il tennis ha pensato di fermare tutto in attesa di tempi migliori: stop al Roland Garros e a Wimbledon, azzerati tutti i tornei Masters 1000, in attesa di riparametrare giochi, partite e incontri. La partita dell’anno è stata il palleggio tra due terrazzi a Finale Ligure, tra due ragazzine del locale tennis club: qualche scambio che ha fatto rapidamente il giro del mondo.

Assordante, di contro, il silenzio dei motori di auto e moto. Calendari modificati, cancellati e riprogrammati per l’amarezza e la delusione degli appassionati, ma davvero, non sembrano esserci alternative.

Il coronavirus ha silenziato ruote e pistoni, volanti e pneumatici. come dicevano i latini, mala tempora currunt

Dal calcio e dal ciclismo risposte diverse.

Il primo ha confermato di attraversare un momento di declino, anche e soprattutto etico.

Unico obiettivo, continuare a mungere soldi, senza uno straccio di idee e ideali.  La parrocchietta del calcio, (Fifa, UEFA, Federcalcio e Lega), ha fatto l’ennesima brutta figura, avendo come unica finalità quella di far soldi in un festival di azzeccagarbugli, lanzichenecchi e pirati.

Il calcio esige e pretende, ma è incapace di fare.

Il ciclismo, invece, pur sconvolto dal coronavirus, tenta di pianificare quel che resta di questa disgraziata stagione.

Il pallone vuol tornare a giocare il più in fretta possibile, senza difese e protezioni di sorta, il pedale prova a rilanciare, rinviando le corse e proponendo il Tour de France in settembre.

Appare, se vogliamo, un improbabile tentativo di esorcizzare la paura sempre più concreta di dover chiudere qui. Ma è legittimo provarci, anche se disputare il Giro d‘Italia in ottobre, con i passi alpini già innevati, è un azzardo.  Anche perché il ciclismo presenta la complessità maggiore: correre a porte chiuse non si può e strade invase e masse in movimento sono l’essenza stessa della bicicletta. E allora stop.

Senza il campionato di calcio e senza la «Milano-Sanremo» si può stare.

E non è la morte di nessuno…


Emanuele Dotto, Giornalista
Email: emanueledotto@fastwebnet.it

Laureato con lode e abbraccio accademico in Storia medievale, muove i primi passi nel giornalismo negli anni ’70 per il “Corriere Mercantile”, passando poi a “Il Giornale”. Il suo esordio in Rai risale al 1980, con una radiocronaca di una partita di basket. Nel 1982 il suo esordio nella storica trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto”. Oltre che di calcio si è occupato anche di Formula 1, tennis, ciclismo. Ha raccontato otto edizioni delle Olimpiadi estive e tre edizioni delle Olimpiadi Invernali, nonché otto Mondiali di calcio e svariate edizioni di Giro d’Italia, Tour de France, Mondiali e Classiche di ciclismo. Il 4 maggio 2014, passa alla storia radiofonica con la espressione “Clamoroso al Cibali!”, in qualità di inviato in suddetto stadio e per annunciare uno dei goal dell’anticipo della partita Catania-Roma, che consegnava matematicamente lo scudetto alla Juventus. È stato anche ospite in varie trasmissioni sportive televisive. Ha condotto per due stagioni gli speciali mattutini dedicati al Giro d’Italia e a partire dalla stagione 2016-2017 è nella trasmissione “Quelli che il calcio”. Tifoso dell’Alessandria, (motivo di continui sfottò con il sottoscritto) che vedeva da ragazzo giocare in Serie A. Il 2 giugno 2019, al termine della radiocronaca dell’ultima tappa del Giro d’Italia, ha annunciato la conclusione delle sue radiocronache in Rai.

Benzina gratis per tutti

Come slogan politico farebbe il suo effetto.
La cosa vera e (preoccupante) però è che per la prima volta nella sua storia, lunedì scorso, il petrolio WtI (ci sono due indici di riferimento che misurano il suo prezzo) è andato sotto zero. Ha registrato un prezzo negativo di -37,63 $. Ovvero, teoricamente, i produttori di petrolio dopo aver sostenuto i costi della estrazione, sarebbero disposti a pagare qualcuno che se lo porti via. Sembra una favola: ci fanno il pieno alla macchina, ci pagano profumatamente e per i più fortunati, ti lavano anche la macchina. No, i servizi di carrozzeria sono a parte. Fine della favola.
Torniamo alla realtà. La benzina continueremo a pagarla, sicuramente di meno, ma pagheremo. Il prezzo finale al distributore è dato dal prezzo della materia prima (in calo), il margine del distributore e il carico fiscale sul bene (imposte e accise). E in Italia sono piuttosto alte. Il crollo invece della materia prima (quotazione WTI) è invece una anomalia di origine “finanziaria”. Siamo in presenza di un calo drastico della domanda (le imprese consumano meno combustile per le produzioni), ma il prezzo negativo è dipeso dalla esistenza di numerosi operatori finanziari sul mercato, che avevano accettato di ricevere un determinato quantitativo di petrolio, in una certa data e ad un determinato prezzo (attraverso un contratto di nome future). Alla data della scadenza (ovvero della consegna fisica del bene), non potendolo ritirare “il sottostante” e non avendo neppure luoghi di stoccaggio disponibili, non solo non hanno ritirato le quantità comprate, ma anzi, si sono dette disponibili di cederlo a terzi, pagando il disturbo.
Ma il crollo del petrolio comporta forti squilibri su tutti gli altri mercati, quello finanziario in primis, poiché (semplifico per ragioni di spazio),tra le altre ragioni, le società petrolifere sono tradizionalmente fortemente indebitate e se non incassi.. non ripaghi i debiti, con tutta la catena di conseguenze già viste, purtroppo, nel biennio 2008-2009.
Insomma, per concludere, il mio consiglio è di diffidare da chi vi prometterà benzina gratis. Tutto sommato conviene (a tutti) pagarla. E poi dal mio distributore c’è la raccolta punti. Che non cambierei per nessuna ragione al mondo. Manco se mi dovessero dare benzina gratis..

Giuseppe Calabi – Verso la dematerializzazione delle trattative contrattuali?

Durante le ultime settimane siamo stati bombardati da decreti-leggi, decreti ministeriali e regionali che hanno disciplinato, in maniera spesso confusa e poco coordinata, vari aspetti della vita quotidiana delle persone e delle imprese. Un denominatore comune di queste norme è rappresentato dalla limitazione dei nostri diritti e delle nostre libertà: dalla libertà di muoversi, a quella di trovarsi con gli amici, riunirsi, di andare al cinema o al ristorante, a quella di studiare e di lavorare e, quindi, di produrre beni e servizi. La faccenda è delicata, perché tutte queste libertà sono tutelate dalla Costituzione, la quale tuttavia tutela anche “la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività” (art. 32).  Mentre la politica sta già pensando e parlando (forse troppo ed ancora una volta in modo impreparato, confuso e contradditorio) della cosiddetta “Fase 2”, in queste settimane di emergenza sanitaria il mondo delle imprese, che come è noto anticipa quello della politica e della regolamentazione, ha dovuto affrontare e risolvere con l’aiuto dei propri consulenti numerosi problemi.

Vorrei segnalarne due:  (1) che impatto ha l’emergenza sanitaria sui rapporti contrattuali in corso, in particolare su quelli che durano nel tempo ? (2) come possono essere avviate con successo trattative finalizzate a concludere nuovi contratti ?

Purtroppo, il primo problema non trova una risposta uniforme nella legge: ad esempio, solo eccezionalmente e limitatamente ad uno specifico settore (quello sportivo) è stata prevista la sospensione dei versamenti dei canoni di locazione; per i rapporti di lavoro subordinato, è stata notevolmente estesa la cassa integrazione in deroga per tutta la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo non superiore a 9 settimane per le aziende che non rientrano nelle prestazioni ordinarie. La pandemia non può invece essere equiparata ad una causa di forza maggiore, ovvero una situazione di impossibilità sopravvenuta idonea a giustificare la risoluzione di un contratto o ad estinguere un’obbligazione. L’unica previsione generale è  quella per cui   il rispetto delle misure di contenimento è sempre valutato ai fini dell’esclusione, ai sensi degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti: insomma se non pago e dimostro che ho rispettato le regole dell’emergenza, la mia responsabilità sarà valutata dal giudice con minore rigore.

Il secondo problema riguarda più abitudini consolidate nel mondo degli affari: se le attività di due diligence preliminari all’acquisizione di una società sono già da tempo entrate in un mondo virtuale o digitalizzato, le video-conferenze tramite una piattaforma possono sostituire la presentazione di una società ovvero una riunione negoziale tra le parti interessate e/o i loro advisors ? Dal punto di vista della regolamentazione legale, la presenza fisica e contestuale delle parti non è mai stata prevista come necessaria, neppure al momento del signing o del closing di un deal. Utilizzando la firma digitale, si può dare un equivalente (se non maggiore) risultato di certezza ai rapporti giuridici. L’obbligo di comportarsi secondo buona fede nella conduzione delle trattative è una norma che si presta ad essere attuata anche in un contesto digitale. Durante, ma anche dopo la Fase 2, il mondo delle imprese, ma anche quello degli avvocati, al quale appartengo, dovranno quindi adattarsi e fare uno sforzo concettuale per superare il rito delle riunioni ed abituarsi a condurre e concludere a distanza le trattative. Del resto, se i nostri figli ci dimostrano che si può anche imparare a distanza, perché non dovrebbe essere possibile normalizzare questa modalità di lavoro anche dopo la Fase2?


Giuseppe Calabi, Avvocato
gcalabi@cbmlaw.it

Laureato in Giurisprudenza con la votazione di 110/110 con lode. Ha studiato alla Harvard Law School, dove ha conseguito nel 1990 un Master of Laws.  Dal 1989 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano. Si occupa da molti anni di disciplina legale relativa al commercio elettronico, privacy, e-mail e web marketing e rapporti tra imprese e consumatori on line ed off-line. Partecipa alla Commissione per il diritto d’autore dell’Associazione Italiana Editori. Assiste merchant ed operatori on-line ed  è consulente legale di Consorzio Netcomm. Ha inoltre avviato con successo l’area relativa al diritto dell’arte, nella quale lo Studio è riconosciuto tra quelli di eccellenza a livello italiano ed internazionale.  Assiste artisti, collezionisti, fondazioni, gallerie, case d’asta internazionali, banche, assicurazioni, operatori logistici dell’arte. E’ consulente dell’ANCA e dell’AAI. Ha partecipato al Gruppo di lavoro nominato dal MiBAC per la redazione di linee guida in materia di esportazione e circolazione internazionale di beni culturali. E’ membro della Commissione Diritto, Letteratura e Arte dell’Ordine degli Avvocati di Milano. E’ docente presso la Business School de Il Sole 24 Ore dove ha insegnato nei Master di Ecommerce e business on-line e di Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali. E’ Co-Chair dell’Art, Cultural Institutions and Heritage Law Committee dell’ International Bar Association.

L’importanza di un corso di guida sicura

Sta tecnicamente finendo la più lunga fase di espansione economica della storia, una recessione profonda (per definizione servono due trimestri consecutivi negativi) bussa alle nostre porte. Sarà di certo violenta e la prima decretata per ordine governativo a livello mondiale, ma potrebbe essere anche una delle più brevi dei tempi moderni.

Purtroppo la storia dei cicli economici può darci scarse informazioni sulla sua evoluzione e sono state ribaltate le usuali regole di ingresso nella fase recessiva: deriva da un collasso della produzione e non da uno squilibrio economico-finanziario, venivamo già da una fase monetaria espansiva e non restrittiva, le quotazioni del petrolio erano già in calo e non in aumento, i mercati immobiliari erano lontani dai massimi e l’inflazione sotto sotto controllo.

Le reazioni di politica economiche (politica monetaria e politica fiscale) sono state immediate: Le Banche Centrali mondiali hanno diminuito i tassi di interesse (per chi aveva ancora spazio) o inondato di liquidità i mercati, mentre le politiche fiscali, (prese a livello di singolo Stato dunque) sono ancora in via di definizione (in attesa di capire cosa succederà giovedì in Europa). Complessivamente si parla di 3.200 miliardi di $ circa tra Usa, Europa, Uk e Cina. Mai visto nella storia un carico di munizioni così importante (nel 2009, per avere una idea, furono di circa 2000 miliardi $).

Avremo una ripresa. Certo. Ma sarà probabilmente più a U che a V come qualcuno insiste: una macchina tenuta ferma per un po’ in garage ci mette un po’ più di tempo per tornare alle massime performance di prima. Ma oltre alla macchina, molto dipenderà anche dai piloti e dalle condizioni atmosferiche. Dovremo dunque guidare su un percorso del tutto nuovo e senza andare fuori strada (e qui ci serviranno dei bravi piloti della politica internazionale) e augurarci anche che le condizioni “atmosferiche” migliorino (e qui dipenderà dal coronavirus). Basterebbe persino una attenuazione della attuale tempesta in atto, purché i piloti si dimostrino all’altezza. E se allora li cercassimo tra chi ha già superato più corsi di guida sicura?..

L’economia che previene i terremoti

Un economista dal nome un po’ ostico (Marschak) fu pioniere delle teorie economiche sulle decisioni prese in situazione di emergenza e stabilì, anche, una curiosa correlazione tra economia e le altre scienze. Per farla breve, postulò ad esempio che nella sismologia, i progressi migliori derivassero da innovativi strumenti di rilevazione utilizzati durante i grandi terremoti e così, anche in economia, le teorie più innovative, necessitassero, per essere validate, di altrettanti sconvolgimenti.
Ovvero, fuor di metafora, l’economia si rinnova, quando un terremoto spazza via i modelli che ne hanno costituito le fondamenta in precedenza.
E Marschak teorizzava i suoi modelli sulla esperienza della grande recessione (1929), che aveva frantumato quelle aspettative di crescita economica infinita che avevano contraddistinto il primo dopoguerra.
Ci sono tristi analogie con i giorni di oggi, purtroppo.
Ma Marschak ricordava anche che i grandi cambiamenti economici, comportano anche profondi risvolti sociali. “Quando la gente non ritrova quella bussola che dava il senso e significato al proprio vivere, si rifugia in modelli ed ideologie rappresentate da leader autorevoli, che celebrano il mito di un passato glorioso”. Gli ultimi avvenimenti europei qualche spia di attenzione dovrebbero accenderla.
Oggi, come allora allora, stanno aumentando le diseguaglianze sociali, sale la disoccupazione e l’economia rallenta. Ecco perché l’Europa, oggi, ha oggi una responsabilità sociale, prima che economica. Ci stiamo focalizzando unicamente sulla adozione dello strumento (economico) da adottare, un po’ come chi abita in una zona sismica e perde tempo con il vicino di casa a litigare se è meglio mettere i sacchi di sabbia sui muri o decidere chi ha più diritto ad andare negli appartamenti ai piani più bassi.
Nessuno si sta preoccupando di vedere se la abitazione è stata costruita secondo regole antisismiche e se queste regole sono ancora attuali.
Che peccato. Anche perché se un terremoto arrivasse davvero, non vedo nessun Marschak all’orizzonte..